I Disturbi Psicosomatici

 

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I Disturbi Psicosomatici, o Somatoformi, hanno in comune il fatto che il soggetto esprime il disagio psichico attraverso il corpo e, infatti, il conflitto che il paziente non riesce a mentalizzare è spostato sul piano somatico. Il soggetto che tende a somatizzare ha, quindi, difficoltà ad esprimere il conflitto e, perciò, i sintomi che sposta sul piano fisico hanno dei significati simbolici.
Generalmente questi Disturbi rientrano nell’ambito di una grave nevrosi anche se, talvolta, la somatizzazione può rappresentare una difesa estrema prima dello scivolamento psicotico.
La Psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma, occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo. Infatti corpo e mente non sono due mondi separati, ma sono due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt’uno. Corpo e mente sono le due facce di una stessa medaglia, dimensioni diverse di uno stesso organismo e il benessere nasce dal loro equilibrio.
Nelle malattie psicosomatiche, dunque, l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo). Così il paziente psicosomatico si presenta con un buon adattamento alla realtà, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose ma povero di emozioni. Si tratta di pazienti che hanno talmente tanta difficoltà ad esprimere le emozioni che separano dalle cose anche ogni elemento di fantasia e, a costo di distruggere il proprio corpo, tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili. Dunque, un tratto distintivo del malato psicosomatico è l’alessitimia: limitata percezione dei sentimenti interiori e difficoltà a comunicare l’esperienza emotiva, termine con cui si descrive una condizione di vita emotiva e immaginativa limitata caratterizzata da un “concretismo privo di sogni”.
Molti malati psicosomatici sono cresciuti in ambienti familiari freddi e distratti, e non si sono mai sentiti veramente amati e considerati dai loro genitori. Soltanto quando erano malati, riuscivano ad ottenere da parte delle figure genitoriali affetto e attenzioni. Dunque, il messaggio inconscio che hanno ricavato dalle loro esperienze infantili è che il dolore è il prezzo dell’amore e che solo se soffrono possono essere amati. La scarsa autostima è un tratto caratteristico del malato psicosomatico, che si percepisce come una persona debole, inferiore agli altri, incapace di cavarsela da solo nella vita. Essi sono convinti di non riuscire ad interessare gli altri per le loro qualità, e scelgono inconsciamente di diventare "speciali" nelle loro debolezze. E il ruolo di "malato cronico", di "quello o quella a cui va sempre tutto male", può diventare un modo per essere finalmente visti dagli altri, per avere una propria identità, per trovare il proprio posto in famiglia o nella società.
Come sottolineato da McDougall (1974), il corpo presta se stesso e le sue funzioni alla mente per essere usato secondo la volontà della mente: in tutti i casi, i sintomi raccontano una storia.
La malattia è, dunque, la somatizzazione dei conflitti non risolti. Essa si sviluppa lentamente e si manifesta sotto la pressione di un evento – stimolo, quale una grossa frustrazione o un dolore affettivo, oppure quale frutto dell’ambiente in cui l’individuo vive. L’espressione del sintomo fisico è dovuta al meccanismo della regressione. In breve, possiamo dire che il bambino in età preverbale manifesta le sue emozioni esclusivamente attraverso il corpo: il bambino affamato piange, quello gratificato e appagato sorride. Nella fase evolutiva successiva, quella verbale, il bambino impara a esprimere le sue emozioni. La somatizzazione riproporrebbe l’espressione del primo stadio evolutivo infantile (preverbale), quella in cui l’ansia si rivela a livello somatico. In questi disagi l’ansia, la sofferenza, le emozioni particolarmente dolorose per poter essere percepite, vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel corpo (il disturbo).
Nella somatizzazione il sintomo ha un suo linguaggio che attesta il tipo di disturbo che esprime: l’astenia, per esempio, simboleggia il dispendio di energie ad opera di un conflitto, che lascia ben poca forza all’individuo; il vomito può simboleggiare il rifiuto di una situazione inaccettabile; il prurito può rappresentare una forma di autoaggressività dovuta a sensi di colpa; la diarrea un’espulsione simbolica di un contenuto interno vissuto come nocivo e non pulito mentre, al contrario, la stitichezza ha una simbologia affettiva che significa il trattenere un vissuto affettivo (è come se l’individuo dicesse “Non posso aspettarmi niente da nessuno, perciò non devo nulla a nessuno, devo tenere tutto per me”).
I disagi psicosomatici più frequenti, e più chiaramente collegati con il vissuto psicologico dell’individuo, sono quelli dell’apparato digerente, dell’apparato cardio - circolatorio e dell’apparato sessuale.
Considerando il ruolo primario che l’apparato digerente svolge nelle varie fasi dello sviluppo dell’essere umano (relazione madre - bambino attraverso la funzione nutritiva), appare chiaro come possa rivestire una serie notevole di significati simbolici. I disturbi dell’apparato digerente, infatti, ci segnalano in qualche modo le nostre difficoltà ad assimilare gli elementi evolutivi della vita. Attraverso lo stomaco possiamo esprimere problematiche che non sono state “digerite”, come ad esempio idee o situazioni rifiutate, ritenute ingiuste e che fanno male (crampo, spasmo muscolare, ecc.) o magari che mandano in collera (bruciori).
I disturbi dell’apparato cardio - circolatorio sono legati a disturbi della sfera intellettiva ed emotiva (il cuore è sempre in rapporto con la situazione emozionale). Il simbolismo del cuore è evidente: si dice “Muoio di crepacuore” quando, ovviamente, si ha un dolore; “Mettersi il cuore in pace”, rassegnarsi; “Sentirsi stringere il cuore”, uvberre dolore; “Una persona è senza cuore”, quando non ha reazione emozionale. Una delle più frequenti somatizzazioni a carico di questo apparato è l’infarto. La problematica dell’infarto è una difficoltà di autoaffermazione e moralista. L’individuo soggetto all’infarto, così come quello soggetto a ipertensione, spesso è un individuo con un pensiero condizionato, severo e con scorsa possibilità di astrazione. Sottende queste affezioni, a volte, un trauma scatenante dietro cui si cela la paura della vita e dalla morte, collegate a una carente realizzazione della propria personalità (Io) e sovente alla mancanza inconscia di significato della vita. I problemi del cuore riguardano, dunque, gli sforzi che facciamo per riuscire a vivere e a essere felici.
Le malattie dell’apparato sessuale, invece, sono spesso evidenziate in maniera diversa nell’uomo e nella donna dato che sono collegate a motivazioni culturali che appartengono solo all’educazione. Tra i disagi psicosomatici, la frigidità e il vaginismo rappresentano simbolicamente un rifiuto del ruolo di donna e il mascheramento di una repressa aggressività verso l’uomo. I disturbi mestruali e la menopausa precoce si rinvengono in donne con personalità ipermoralista e condizionate dal ruolo che lega la loro esistenza alla maternità e alla procreazione. I disturbi legati all’apparato sessuale maschile vanno dall’impotenza parziale o totale, alla eiaculazione precoce o ritardata. Questi disagi sono collegati a problematiche istintuali e affettive. Nel primo caso può esistere un problema di carenza di autoaffermazione e, quindi, un complesso di inferiorità che porta l’uomo ad essere insicuro delle sue prestazioni (disistima). Nel secondo caso esiste un problema di natura affettiva molto spesso legato alle figure genitoriali. Se il bambino, verso il genitore di sesso opposto, si sente rifiutato o non bene accettato può inconsciamente sentirsi colpevole, o al contrario covare inconsci sentimenti di odio verso la madre, che da adulto riproporrà lo stesso copione, sempre, inconsapevolmente, con le donne (punendole mancando l’atto sessuale). Nella eiaculazione precoce, la brevità del rapporto sessuale rappresenta simbolicamente la paura di non portare a termine l’atto, evidenziando in tale modo una insicurezza nei riguardi della donna, nonché una problematica legata alla propria autoaffermazione come uomo. Nella eiaculazione ritardata è presente una forte paura di “perdere” una parte di se stesso o di dare alla donna, vissuta come figura negativa e autoritaria, una parte di se stesso che inconsciamente vive come pericolo.
La soluzione della sofferenza psicosomatica è, sicuramente, dapprima nel riconoscimento del nucleo patogeno che l’ha determinata. In Terapia bisogna esplorare il conflitto espresso e convertito sul piano somatico, indagando i bisogni e le pulsioni che il paziente sta esternando attraverso i sintomi fisici. Per quale motivo il soggetto investe proprio quegli organi e quale significato gli attribuisce? È importante indagare su cosa simboleggia la malattia elettiva temuta (e, cioè, quale eventuale parte del Sé è sentita come minacciosa) e quali vantaggi ottiene l’utente dall’apparire malato. È anche importante sapere quale significato e vissuto viene associato alla malattia all’interno del sistema familiare. Quale vantaggio (consapevole o non consapevole) ottiene il paziente dall’apparire malato? Bisogna, inoltre, indagare ed esplorare eventuali sentimenti autodistruttivi e autopunitivi che potrebbero essere simboleggiati dalla malattia stessa. Infine, è opportuno favorire il processo di consapevolizzazione e di elaborazione mentale del conflitto espresso dalla sintomatologia somatica.
Così, le malattie psicosomatiche altro non sono che modi di fronteggiare ed esprimere il dolore, poiché il dolore che non si riesce ad esprimere emotivamente non può che essere espresso somaticamente.