Psicologia dello Sport

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Si fa un gran parlare di team-building e gestione delle risorse umane, di motivazione e costruzione dello spirito di squadra, di comunicazione verbale e non verbale, di gestione della conflittualità e della pressione esercitata sulla squadra dall’ambiente e dai media, ma poi quante Società operano concretamente e fattivamente in questa direzione?
Eppure le ultime grandi acquisizioni della biologia e dell’epigenetica sono piuttosto esplicite al riguardo: persino il comportamento dei geni è un epifenomeno, ossia è determinato dall’ambiente nel quale viviamo e dalla percezione che ne abbiamo di esso e, dunque, dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni.
Un Allenatore umanamente non può analizzare e riflettere su tutto, quello che trascura tuttavia agisce ugualmente e produce i suoi effetti per poi essere definito errore o sfortuna, o assumere addirittura i tratti e i contorni del complotto o del trascendente, del fato (del resto, ci siamo mai chiesti come mai nello sport abbondi così tanto la superstizione?).
Gli Atleti non sono esseri astratti e decontestualizzati, l’ambiente, l’atmosfera nella quale si esprimono sono fondamentali almeno quanto una corretta preparazione atletica (per questo un gruppo è sempre più della somma delle sue parti). Conoscere la personalità e il carattere dei Giocatori, comprendere quali sono i valori dai quali attingono spinta motivazionale e forza interiore, aiutarli ad affrontare tensioni, paure, ansie, difficoltà relazionali e comunicazionali, sono aspetti che non possono più essere trascurati o, peggio, lasciati al caso.
Quante volte ci si è chiesti come mai Giocatori che esprimono grandi potenzialità tecniche non riescono a riconfermarsi nel momento in cui si ritrovano a giocare in un’altra squadra?
E, ancora, si sente spesso dire: «Mi ero preparato con attenzione a questa gara, era importantissima per tutta la squadra. Poi però è successo qualcosa che ci ha bloccato».
“Qualcosa che ci ha bloccato”: cosa si vuole intendere?
Tutto sta nella mente dell’Atleta. Lo Sport parla di Psicologia: gli errori solo talvolta sono di natura tecnica e quasi sempre, invece, derivano dall’interferenza dei pensieri e delle emozioni.
Si tratta, quindi, di formulare un programma articolato di Allenamento Psicologico (Mental Training) da affiancare al tradizionale allenamento.
La Psicologia dello Sport interviene sugli stati mentali dell’Atleta e i suoi principali ambiti di intervento sono: formulazione degli Obiettivi, incremento della Motivazione, sviluppo dell’Attenzione, promozione del Self Talk, gestione dell’Arousal e dello Stress.
Partiamo dagli Obiettivi. L’obiettivo non può essere la vittoria. Infatti, quando l’unico obiettivo è la vittoria, noi possiamo avere conseguenze molto negative qualora questa non venga raggiunta (ed è naturale che non possa sempre essere ottenuta): frustrazione, calo motivazionale, abbassamento dell’autostima. Lo Psicologo dello Sport deve, al contrario, aiutare la squadra a puntare al miglioramento di tutti gli aspetti che compongono il gesto sportivo, stabilendo obiettivi a breve, medio e lungo termine (chiari e verificabili) sia con gli Atleti, che con l’Allenatore e con gli altri membri dello Staff. Il miglioramento della prestazione sportiva, quindi, non si manifesterà unicamente con la vittoria della gara ma con la presenza di miglioramenti (facenti parte della programmazione degli obiettivi formulati in precedenza) rispetto a prestazioni precedenti. Si sottolinea che questo è una delle maggiori leve di auto-motivazione per l’Atleta e può servire a superare gli ostacoli e lo stress che nascono quando si pratica un'attività sportiva.
Passiamo alla Motivazione. La motivazione è quella molla interna che spinge l’Atleta ad applicarsi in uno sport, ad affrontare le avversità con determinazione, a raggiungere il successo. La motivazione può essere di due tipi: intrinseca ed estrinseca. Nello sport, la prima è contraddistinta dal trarre soddisfazione dal gioco stesso, la seconda dal trarre soddisfazione dalle conferme ricevute dall’esterno. La motivazione intrinseca contraddistingue il Giocatore dal Campione: a parità di preparazione atletica e tecnica il Campione emerge per questa motivazione al gioco. E la chiave della motivazione intrinseca è la fiducia in sé stessi: se io ho fiducia nelle mie abilità sono motivato e riuscirò ad accrescere le probabilità di successo.
Analizziamo ora l’Attenzione. Per l’Atleta l’attenzione verso il compito è di fondamentale importanza per una corretta esecuzione del gesto sportivo. L’Atleta, pertanto, deve imparare a selezionare gli stimoli giusti ai quali rivolgere la propria attenzione: trascurando quelli meno rilevanti, spostando l’attenzione al momento opportuno verso informazioni appropriate, mantenendo l’attenzione sugli stimoli importanti.
Proseguiamo con il Self Talk. Questo è il meccanismo mentale che promuove un parlare silenzioso con noi stessi, una sorta di dialogo interno. La premessa da cui partire è che i pensieri condizionano il comportamento: se questi sono positivi migliorano la prestazione sportiva, se sono negativi tendono a farla peggiorare sensibilmente. Perciò è importantissimo che l’Atleta apprenda il controllo dei suoi pensieri eliminando, o per lo meno tentando di diminuirne l’interferenza, quei pre-giudizi che possono influenzare negativamente la prestazione. Questi, proprio perché disfunzionali, distraggono l’Atleta dall’obiettivo, abbassano la soglia di attenzione dello stesso e inducono un’alterazione dell’umore provocando uno stato di confusione.
Parliamo ora dell’Arousal. Questo termine definisce l’attivazione dell’organismo e la gestione dell’energia psicofisica. Dunque, si deve promuovere l’attivazione psicofisica giusta per quello sport, per quell’Atleta, per quel momento della prestazione. Si dovrà quindi promuovere una personalizzazione della preparazione atletica (ci sono sportivi che hanno bisogno di essere più rilassati, altri che hanno bisogno di essere più attivati) mirante a raggiungere il cosiddetto Stato di Slow, stato caratterizzato da un’adeguata attivazione. Infatti, sia nel caso di attivazione eccessiva che in quello di attivazione ridotta, la prestazione non sarà ottimale e caratterizzata da benessere e concentrazione dell’Atleta uniti ad un basso livello di stress.
E così siamo giunti allo Stress. Questo termine si riferisce alla percezione dello squilibrio fra richieste ambientali e capacità di risposta, e alla percezione di questa inadeguatezza come potenzialmente pericolosa (la risposta che ne deriva è un incremento dei livelli di ansia, sia cognitiva che somatica). Lo stress diminuisce la fiducia dell’Atleta, riduce la sua concentrazione restringendo il campo attentivo, aumenta la frequenza di pensieri negativi e può indurre all’utilizzo di sostanze dopanti o stupefacenti. Il modo migliore per ridurlo e per migliorare, di conseguenza, la propria prestazione sportiva è utilizzare tecniche di rilassamento e di visualizzazione (ricorrendo alle immagini mentali e, cioè, riproducendo mentalmente le azioni dell’atto sportivo).
L’Imagery si riferisce a tutte a tutte quelle esperienze quasi sensoriali e quasi percettive di cui siamo coscienti e che per noi esistono in assenza di quelle condizioni di stimolo che realmente determinano quelle specifiche reazioni sensoriali e percettive (Richardson, 1969). Questa definizione identifica tre caratteristiche delle immagini mentali: il soggetto uvber sensazioni e percezioni tipiche dell’azione reale; il soggetto è consapevole di questa attività (azione mentale volontaria, a differenza dei sogni); non è necessaria la presenza degli antecedenti che determinano la prestazione per realizzare questa condizione psicofisica.